Stefano Tripi Intelligent government.

Indicatori benessere equo e sostenibile: alcune visualizzazioni spaziali per un confronto europeo

BES: di cosa si tratta?

Per dirla con Wikipedia:

Il benessere equo e sostenibile (BES) è un indice, sviluppato dall’ISTAT e dal CNEL, per valutare il progresso di una società non solo dal punto di vista economico, come ad esempio fa il PIL, ma anche sociale e ambientale e corredato da misure di disuguaglianza e sostenibilità.

Si tratta quindi di una misura multidimensionale, che ricomprende ben dodici dimensioni rappresentate da altrettanti indicatori (Salute, Istruzione e formazione, Lavoro e conciliazione tempi di vita, Benessere economico, Relazioni sociali, Politica e istituzioni, Sicurezza, Benessere soggettivo, Paesaggio e patrimonio culturale, Ambiente, Ricerca e innovazione, Qualità dei servizi).

Applicazione italiana: il percorso e il DEF 2017

Quest’anno, a seguito dell’approvazione della Legge 163/2016, abbiamo una sostanziale novità, che riguarda i documenti di programmazione economico-finanziaria dello Stato. Infatti, in seguito alla norma sopra citata, in apposito allegato al DEF 2017, sono riportati, sulla base dei dati forniti dall’ISTAT, gli andamenti, nell’ultimo triennio, degli indicatori di benessere equo e sostenibile selezionati e definiti dal Comitato per gli indicatori di benessere equo e sostenibile, nonchè le previsioni sull’evoluzione degli stessi nel periodo di riferimento.

L’allegato in questione è disponibile qui e riporta 4 indicatori “sperimentali” del benessere:

  • Reddito medio annuo disponibile aggiustato procapite
  • Tasso di mancata partecipazione al lavoro (disaggregabile inoltre per uomini e donne)
  • Indice di disuguaglianza del reddito disponibile
  • Emissioni di CO2 e altri gas clima alteranti procapite.

Approfondimenti (ovvero: cosa ha stimolato la mia curiosità)

Si tratta sicuramente di una novità importante, ancora agli inizi, ma che rilancia il ruolo degli indicatori di impatto delle politiche pubbliche. Da segnalare quindi due articoli interessanti, uno sul Corriere della Sera e uno sul Sole 24 Ore, in merito.

Proprio quest’ultimo contributo mi ha fatto riflettere. Riporta un significativo confronto di questi quattro indicatori “sperimentali” tra i paesi membri dell’Unione Europea, con i dati aggiornati all’anno 2015. La rappresentazione tabellare purtroppo non rende giustizia in questo caso; ho pensato quindi di provare a visualizzare graficamente i dati, utilizzando QGIS per predisporre mappe coropletiche per ciascuna delle dimensioni.

Analisi e preparazione dei dati

Innanzitutto ho creato un file .csv con i dati in questione, presi dal sito internet del Sole; ho aggiunto una colonna con i codici dei Paesi.

Ho poi scaricato i file shape dal sito di Eurostat; aperto in QGIS come layer, ho modificato il file con i confini NUTS 2013 per mantenere solo i paesi membri dell’Unione.

Proseguendo, ho caricato in QGIS il file .csv e ho fatto un “join” tra questo e il file shape, usando il codice paese come chiave.

Infine, ho generato le quattro rappresentazioni, classificando i valori con una scala cromatica basata su cinque quantili.

Il risultato: le mappe

map1

Il reddito pro capite evidenzia una prima differenza tra i nuovi e i vecchi paesi membri, con alcune eccezioni riferite in particolare ai paesi del mediterraneo che sono in una sorta di situazione intermedia.

map2

Per quanto riguarda l’inattività, salta subito all’occhio una prima differenza tra il nord e il sud Europa; abbiamo, inoltre, alcuni paesi in cui il valore è significativamente basso in Europa centrale.

map3

Il rapporto di disuguaglianza disegna un’Europa ancora diversa. Una forbice molto elevata è riscontrabile in alcuni paesi dell’Europa dell’Est; una grande eguaglianza si individua invece nei paesi dell’Europa del Nord.

map4

Invece, per l’inquinamento per abitante, ancora un’altra Europa, stavolta con valori molto alti in Europa centrale, valori intermedi sparsi un po’ ovunque, e qualche zona con valori più bassi.

E ora?

Gli indicatori selezionati risultano sicuramente limitati, ma comunque interessanti per avviare un ragionamento complessivo che introduca sempre più gli indicatori del benessere nel discorso quotidiano e nelle scelte in materia di politiche pubbliche.

La comparazione europea presenta specificità caratteristiche di ogni Paese, ma è comunque molto utile per approcciarsi ai problemi rappresentati da questi indicatori in prospettiva comparata, per studiare risposte comuni.

Infine, un piccolo approfondimento potrebbe essere dedicato all’uso degli indicatori BES negli Enti locali; sono state fatte diverse iniziative in questi anni, per proseguire occorrerebbe rendere disponibili set di microdati aggiornati, che sarebbero estremamente utili a livello di singolo Comune, e che permetterebbero di integrare appieno questi indicatori nei documenti di programmazione e controllo.

Per approfondire

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